Wednesday, 30 September 2009

Lui non è qui

Mi raccontava spesso del suo passato travagliato.
Lo si capiva chiaramente, dal suo goffo e approssimativo uso, ora del passato remoto, ora del passato semplice, che quel passato che tentava di allontanare da sè, non era per nulla lontano, ma tristemente a lui sempre appresso.
Capitava di incontrarci nel parco … la discussione iniziava sempre in modo triviale: si parlava di cani, del tempo imprevedibile … ma il suo intento, era evidente, era un altro.

Piu’ d’uno della sua fragilità si faceva gioco, umiliandolo, anticipando le sue conclusioni e divertendosi, a smontarne ogni illusione.
La sua condizione non gli aveva lasciato nessun’altra possibilità di salvezza che non fosse un misto di mutevolissima stima dell’intelligenza altrui e paziente compassione: non era mai rabbioso nei confronti di quanti lo sminuivano, semplicemente, proprio lui, li compativa, pensando tra sè e sè che loro, poveretti, non potevano capirlo.

Questo faceva di lui un uomo raramente sgradevole, per quanto di tanto in tanto un po’ invadente.
In cuor mio sperai, durante i primi anni, in un cambiamento: ma mi resi conto col tempo, che questa sua follia era in verità straordinariamente intelligente: la sua vita, di questo concordavano anche altri che come me lo conoscevano bene, era sicuramente piu’ ricca di soddisfazioni, per quando gravata dal peso del passato, di quella di quanti lo disprezzavano.
E, fortunato lui, viveva in una città abbastanza grande da ospitare persone sufficientemente educate da volergli bene e perdonargli ogni esuberanza ma abbastanza piccola da non amplificare le distanze tra le persone.
Nella mia piccola città natale, conosco i miei vicini e le case hanno il nome di persone che per strada riconosco. A Milano, e ora qui, non so il nome di chi vive a cinque metri da me, e le case non hanno nomi, ma solo numeri.

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