Sunday, 27 September 2009

L'amico ritrovato

L'ho già detto: i miei amici sono spesso 'ai margini' della decenza comunemente intesa. Al liceo ho avuto alcuni buoni compagni, ragazzi simpatici e che rivedo sempre volentieri nelle rarissime occasioni che capitano.

C'è chi oggi lavora in banca, chi in assicurazioni, chi in reparti R&D di ditte al top, come quel mio amico, uno dei ragazzi più intelligenti che abbia mai conosciuto, cui non perdonerò mai di aver fatto ingegneria e non fisica o matematica.


Di amico vero però a quei tempi ne ho avuto uno solo, ed arrivò solo negli ultimi anni da ripetente.
Qui lo chiamerò Federico, nome di fantasia ovviamente.
Esattamente l'opposto di me: dove io sono almeno all'apparenza mite e tranquillo, ma poi capace di una ferocia magnifica di cui sicuramente scriverò qualcosa, di lui tutto, dai capelli ai vestiti per finire con il gesticolare, gridava 'bizzarro'.

Nel nostro liceo era conosciuto: cappellone ed effemminato abbastanza da suscitare in me i peggiori sospetti - non di omosessualità, ma di persona senza sostanza, debole, flaccido.

A me piacciono i forti, chi ha grinta da vendere, fame, mille vite, chi sa trasformare dita in artigli, denti in zanne, e che da qualche parte ha anche un cuore.

Pregiudizi che non sono sopravvissuti a lungo, per quanto le differenze tra noi, più ci conoscevamo, più diventavano abissali.

Ometto molti episodi.

A metà del quinto anno, non si sa come mai, una sera eravamo usciti a mangiare tutti, fuori città. Ai tempi il mio cuore era ancora vergine - mai bisturi l'aveva violato. Durante la cena, io mi alzai. Non dovevo avere una bella faccia - lasciai il locale e oltre il marciapiede mi diressi in una piccola aiuola.
Lui mi aveva seguito - giusto il tempo per assistere a un'orrida scena, una crisi di vomito.
Ancora mi stavo riprendendo, trovai solo la rabbia per dire: 'Ma perchè sto sempre male?'
Solo quello, lui non replicò, ma c'era.

Arriva l'estate, la maturità - un po' di vanità, via: presi il massimo dei voti, assieme al futuro ingegnere. Ci piace studiare.

Ora, so di poter sfiorare il ridicolo, o di essere non creduto: come per la laurea, anche in questo caso avrei passato l'estate a dare un'aggiustatina alla carcassa.
Almeno questa volta era stato tutto programmato da tempo.
Ricordo il giorno prima di finire sotto i ferri: m'era venuto a trovare.

Quando entri in ospedale, ti metti subito in uniforme.

Quel pigiama, che è intimità nella nostra vita domestica, che solo noi e il partner conosciamo, è il nostro sfacciato vestito di malati, e anche quando scendiamo a fare due passi, nel giardinetto, tra i visitatori, siamo in uniforme.

Immaginateci l'uno di fianco all'altro: io cadaverino ambulante, in pigiama, lui, pure alto come me, vestito di mille colori e con chissa cosa in testa.

La locandina di un film ambientato in un manicomio.

In quell'occasione per la prima volta ho espresso il mio 'testamento' - in senso ironico ovviamente. Seconda di Mahler e viva la vita, ma senza nessun significato religioso per me: sarete voi a dover resuscitare dalla morte che avrete nel cuore.

Nei primissimi anni di università ci siamo visti alcune volte: una sera siamo andati in giro, a Milano. Non erano ancora crollate le torri, i sistemi di sicurezza erano un po' approssimativi, così un guardiano di Palazzo Marino ci portò a fare un tour.

Una volta ho anche incontrato quella che sarebbe poi diventata la splendida madre dei tuoi figli.

Poi ci siamo persi un po' di vista, anche perchè io mi sento sempre un po' in colpa, sicuro di essere una disgrazia per ogni persona che mi è amica.
Ogni persona.

Mi sembra sempre di usarvi, quando sono veramente Gio, e non una delle sue maschere. Mi sembra di prendere senza dare - e quando sei abbastanza certo di aver fatto passare i peggiori momenti delle loro vite ai tuoi genitori, beh, è facile giungere a queste conclusioni.

Anni dopo, nel 2004, durante il mio recupero post operatorio, ho voluto richiamarti.
E ti ho ritrovato come non fosse passato neppure un giorno.

3 comments:

  1. sopraviviamo per questi pochi istanti. per quelli vale la pena. per null'altro.

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  2. Bello il ricordo di te e di lui nel giardinetto dell'ospedale. Coppia surreale, ma più vera del vero.

    (Perdonami, ma non credo proprio che TU abbia fatto passare i peggiori momenti delle loro vite ai tuoi genitori. TU non sei la malattia! Magari potresti provare ad usare la sacra ferocia anche sui sensi di colpa.)

    Ciao!
    :)

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  3. Hai proprio ragione Mod. Tu hai davvero visto il mondo con occhi simili ai miei.

    Caro Milo, non ho mai pensato in questi termini ... grazie dello spunto!

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