Thursday, 10 September 2009

La vita di Gio - Quarte parte: L'ultimo giorno della mia vita

Mi ricordo alcuni frammenti dell'ultimo giorno della mia vita. No, non sono un veggente: semplicemente la mia prima vita è finita un giorno di circa vent'anni fa: in quel luogo entro' un bambinetto che non vi sarebbe mai piu' usciito.

Del 'Gio' di prima parlero' magari un'altra volta.

Quella mattina mi svegliarono molto presto. Io ero assolutamente tranquillo - avevo quel coraggio che solo l'ignoranza puo' dare in certe circostanze. Mi portarono con il lettino fin dentro un ascensore - non ricordo neppure se mia madre fosse li, non avevo motivo di badarci, quindi in una stanze fredda.

Li non ero solo: c'era un altro bambino, inspiegabilmente agitatissimo. Tremava e balbettava. Mentre un uomo anziano ci guardava entrambi, sul suo volto allungato dalle rughe leggevo una strana preoccupazione - forse non per sè, ma per noi due piccoli. Io ero tranquillissimo.

Questi sono gli ultimi istanti della tua vita 'Gio bambino': coraggioso, intelligente, pieno di grinta e con il pallone da calcio tra i piedi ogni domenica - 'piccolo Garrincha'.

Mi addormento per qualche ora. Sembra che sia andato tutto tecnicamente benissimo.

Mi sveglio in una stanza azzurra - rianimazione.

Mi sento paralizzato, qualcosa mi sta tirando fortissimamente la schiena, sento 'lo scotch' che mi strappa la pelle e non ho voce per gridare.

Madre, padre, con quale angoscia nel cuore avete preso quella decisione. Con quale angoscia nel cuore mi avete visto bambino, sapendo quale futuro mi attendeva.

Non era andato tecnicamente tutto bene. Nel giro di pochi giorni sarei finito in coma, e di quel 'Gio bambino' sarebbe rimasta solo l'ombra.

Prima di iniziare le scuole elementari, intrattenevo gli adulti risolvendo calcoli matematici e amenità simili. Sarebbero state tabelline cio' che il babbo mi avrebbe chiesto per prima cosa al risveglio.

Quello che ho imparato da quel giorno, me lo ha insegnato il male.

6 comments:

  1. io lo so di cosa stai parlando.
    e so anche che quando qualcun'altro dice questa frase, la unica risposta possibile è "ma a me, che cazzo me ne frega che TU sai di cosa sto parlando?!"

    o no?!

    mod

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  2. No Mod, non nel mio caso almeno.

    Ho iniziato ad essere malato che ero piccoletto e incosciente, e ho continuata ad esserlo fino a oggi: con il tempo l'incoscienza è diventata indifferenza. Indifferenza per il giudizio altrui spesso viziato da disgusto, paura, ignoranza, perfino amore.

    Non so se questo mio commento sia 'coerente' con quello che potrei aver scritto 3 giorni fa, ma io sono un essere umano, mica un libro di logica, e in quanto umano sono soggetto a mutevoli leggi, non a granitici assiomi.

    Ho avuto amici di sicuro eccezionali: persone brillantissime, vivaci, che mi hanno amato e che ho amato. Quello che non ho trovato mai pero' è proprio la _comprensione_ e con il tempo sto dunque avvicinandomi a credere che questa _comprensione_ la trovero' solo tra chi 'sa': chi sa cosa significa vivere sotto il quotidiano pregiudizio, chi sa cosa significa vivere di continui KO, chi sa cosa significa vivere quando vivere è lottare per ogni cosa et cetera.

    'Gutta cavat lapidem, non vi, sed saepe cadendo'
    'La goccia scava la roccia, non con la forza, ma cadendo spesso'.

    Cosî le nostre vite sono sciolte dal quotidiano scandire della trivialità spicciola.

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  3. ciao gio! passo sempre volentieri da te, perché mi piace sapere cosa hai da dire. e hai da dire "tanto".
    un bacio

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  4. Gentilissima Maria Rosaria :-)

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  5. Caro Gio, so che mi dirai che non posso capire, io donna di sana e robusta costituzione salvo eccezioni, cosa è stata ed è la tua vita ma vorrei dirti che anch'io subisco molti KO come tanti di noi e se anche sono una infinitesima parte di quelli che tu subisci, ti garantisco che colpiscono allo stomaco con altrettanta durezza.
    Ti abbraccio.

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  6. Cara Marisa,

    non ho mai pensato nulla di simile, so troppo bene quanto male faccio il KO inflitto dalle delusioni che ci causano le amicizie, gli amori - in definivita la nostra stessa umanità.

    Un abbraccio :-)

    Gi

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