Wednesday, 16 September 2009

Compagna d'un breve istante

Una novità, aliena alla mia malattia, un problema renale assai strano, che sulle prime venne preso decisamente sottogamba, mi costrinse a una piccola operazioncina durante le vacanze invernali del '92. Tornai in quello stesso reparto di pediatria dove, pochi anni prima, avevo passato lunghi mesi di ricovero.
Visto che il caso non era grave, e ci aspettavamo un ricovero di pochi giorni, mi assegnarono una camera non singola.
Mi trattarono benissimo: la gentilezza di quei medici, che per tanto tempo avevano cercato di guarirmi, era squisita. Visti i miei problemi di schiena, si adoperarono per farmi avere un materasso adeguato, e un mio improvviso capogiro durante un controllo, fu vissuto con vera ansia.
Ero in stanza con una ragazza: a quei tempi ero molto timido, in parte per come ero fuori, ma soprattutto per come ero, e sono, dentro. La timidezza nel frattempo si è trasformata in qualcosa di diverso, perchè sono un povero pirla negletto, sia chiaro.
Di lei mi sembra di ricordare lunghi capelli castani ondulati, e qualcosa di insospettabile in una ragazzina. Penso ci avessero ricoverati entrambi lo stesso giorno. Nella stanza, con tutti e quattro i genitori, ci stavamo salutando: auguri di in bocca al lupo.
Lei chiese che le videoregistrassero 'quel programma', lasciando intendere qualcosa senza esplicitarlo. Nello stesso istante io, guardando l'orologio, la TV spenta e di nuovo l'orologio, mormoravo che stava per iniziare Ken - un cartone animato ultra-violento, con squarta-ammazzamenti a decine in ogni puntata.
Sorpresa e risa in quella stanza d'ospedale: 'quel programma' era proprio Ken, e l'avremmo visto assieme.

La sera prima dell'intervento pochissime parole - mi disse che era li per una piccola operazione.

Il mio intervento ando' a meraviglia: festeggiai capodanno in rianimazione con infermieri che brindavano alla mia salute: furono simpatici davvero.

Non rividi piu' quella ragazzina: seppi pero' poi che il motivo per cui era ricoverata non era per sottoporsi a 'una piccola operazione', ma che un grave male, di cui lei non era a conoscenza, la minacciava. Non so nulla di lei.

Dove sei ora, fragile compagna di quel breve istante? Ti sei rialzata,o il male ti ha vinto?

Sono stato diverse volte in ospedale: nel dolore ho letto dentro le persone una natura autentica, e per questo a volte meravigliosa e a volte terribile. Messe di fronte al paura, immerse nella sofferenza le persone si spogliano di ogni orpello superfluo - letteralmente smettono di essere persone per tornare ad essere il volto dietro la maschera.
La nudità, la debolezza, la dipendenza: quella sensazione di essere in balia di chiunque - e la volontà ancora di non esserlo ci porta, nel dolore, a scoprire piani paralleli a questo tangibile, nei quali siamo solo noi gli arbitri.

Io in quel luogo alla fine mi sono confinato: e tu?

6 comments:

  1. ...non confinata....ma ammalgamata.
    anche se ogni volta quando ci entro c'è un atto di rebellione. fisica e mentale.
    dolore inutile.
    tanto alla fine "l'ammalgama" avviene per forza.

    una avvenuta però,
    riesco di nuovo a relazionarmi.
    non con la malattia ma con gli altri malati.
    anche essi, come me e te, spogli di ogni cosa superflua.

    siamo di non facile ma preziosa compagnia.

    non so dirlo meglio.

    love, mod

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  2. Grazie ancora una volta

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  3. Ciao Gio, stamattina sono passata di qui e mi e' venuto di lasciarti un abbraccio. Adesso inizia a far freddo e gli abbracci, come sai, riscaldano.
    A presto.

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  4. Mia carissima Klara, ieri sono stato a cena da degli amici.
    Si è parlato di questo freddo, che cinge d'assedio la nostra città già da qualche giorno. Il mio amico era appena tornato dalla Scozia, e nel ricordo si beava ancora di quei '25 gradi a Glasgow'. A me è uscito naturale dire 'Ieri una mia amica ## (per la privacy tua ometto la nazione) mi ha parlato di splendide giornata da 27 gradi'.
    Gia' solo il dire 'amica', riscalda, figurati un abbraccio.
    Ti sono sinceramente riconoscente, lo sai vero?
    Ciao!

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  5. solo chi conosce il dolore passa per quella stramaledetta cruna d'ago che ti spalanca la via della saggezza (che non è detto saggezza è il contrario di follia).
    ciao gio

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  6. Marian, attraverso i miei occhi di malato ho visto, nascosta nel profondo mio e degli altri, proprio quella 'nudità' di cui non posso dimenticare le forme.
    Anche quando sono quindi 'a posto' (non lo sono mai, ma ci sono lunghi periodi di relativo benessere) quella visione riaffiora spesso nella mia mente, ed è una chiave di lettura singolare della realtà che ci circonda. Nel mio caso folle. A presto!

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