Thursday, 24 September 2009

Ancora sogni

Non sono un appassionato di vampirismo o licantropia qualsiasi. A dirla tutta, questa dilagante moda, innescata da alcuni libri poi tradotti in film di cui ora mi sfuggono i titoli mi è del tutto indifferente. A essere onesti non sono proprio un appassionato di questi argomenti.
Tutto quello che ho letto di licantropia si trova in un breve romanzo di Michele Mari.
Scritto in un italiano meravigliosamente arcaico, questo piccolo gioiello descrive la vita di un alter-ego di Giacomo Leopardi che nella propria biblioteca scopre un segreto di famiglia che cambierà la sua vita.
Il libro si intitola 'Io venia pien d'angoscia a rimirarti'. Per chi ama l'italiano è una miniera da esplorare senza timori di crolli. Vi presterei volentieri la mia copia, ma è regalo di un amico e non vorrei andasse persa come le mie 'Memorie di Adriano' che inizio a dubitare rivedro' in questa vita ...



Ecco dunque il primo sogno. Anche questo getterà una luce sinistra sul piccolo innocente Gio, ma dopotutto come dice il proverbio 'Nur verheit ist dichtung' (potrei essermi appena inventato detto proverbio).

Sono ancora una volta in Italia, durante una vacanza. Mentre passeggio in una landa desolata, scorgo in lontananza, al limitare degli scogli, a strapiombo sul mare, una vecchia casa. Mi avvicino incuriosito: che la casa sia abbandonata? Voglio dare un'occhiata. Potrei fermarmi, tirar fuori il mio taccuino e fare qualche schizzo - nel sogno a quanto pare so disegnare.
Sono a pochi metri di distanza quando il padrone di casa mi si fa incontro, molto gioviale e ospitale - anche troppo, penso tra me e me, per chi vive cosi' isolato dal mondo.
Iniziamo a parlare - io sono per mia natura piuttosto sospettoso, ma non lo do a vedere. Parliamo del piu' e del meno, mentre io cerco di leggere nella sua testa le vere intenzioni del mio interlocutore. Cerco di dare l'impressione di essere un ingenuo, lascio che sia lui a dirigere le danze. Mi chiede dunque cosa ne pensi di quella regione. Gli rispondo mitemente che la trovo molto affascinante. Lui stesso ama quei paesaggi, ma è un'anima vagabonda per il mondo, perchè sua moglie non ama fermarsi troppo a lungo in uno stesso luogo. Dal portafogli tira fuori una sua foto - una donna bellissima e molto sensuale. Aggiunge che lui è in procinto di vendere tutte le sue proprietà - non tanto quella modesta casa, ma anche una villa in collina circondata da un parco meraviglioso. Fingo interesse. 'Perchè stasera non viene a dare un'occhiata? La invitiamo a cena volentieri, mia moglie è sempre felice di incontrare gente nuova e lei sembra un tipo assai interessante'. La mia curiosità mi vince: accetto. Mi faccio dare l'indirizzo.
La sera eccomi dunque salire la collina. E' facile trovare la mia destinazione. Il cancello è aperto: vicino al citofono un messaggio a matita 'Caro Gio, siamo impegnati in cucina, entra pure dalla porta d'ingresso, noi arriviamo subito'. Sono meravigliosamente tranquillo. Entro dunque in soggiorno. Li sento trattenere il respiro dal piano di sopra - loro non lo sanno, ma io li sento. 'Signor Bianchi', dico ad alta voce, 'sono arrivato'. Sento avvicinarsi qualcuno alle mie spalle. Mi giro e davanti a me vedo tre enormi cani, la forma è quella del Dobermann, ma la dimensione è maggiore. Con le loro mascelle semi aperte, le zanne bianchissime e affilate, si avvicinano minacciosi verso di me. Mi sono già addosso. Loro sono al piano di sopra. Sentono urla di lotta, ringhiate, i passi veloci ma incerti di chi ferito cerca la fuga. Poi il silenzio. Al piano di sopra stanno decidendosi per scendere, per prendere i brandelli del sacrificio per la loro messa nera. Sorrido. 'Signor Bianchi!' ripeto.
Angoscia e confusione di sopra. 'Signor Bianchi!' ripeto, mentre lentamente perlustro la casa al pian terreno. Passo al salone. Voglio che scendano al pian terreno e che vedano. 'Signor Bianchi' dico, passando all'estremità opposta della casa. Stanno scendendo le scale, per tentare la fuga. Voglio che vedano, non che fuggano. Un istante solo, e vedono i cadaveri dilaniati delle loro tre bestie: la cassa toracica sventrata di uno, le zampe mozzate di un secondo la mascella spaccata del terzo. 'Signor Bianchi' ... questa volta sono vicino. Non c'è tempo per la fuga, l'unica speranza è nascondersi. 'Signor Bianchi' e sto salendo le scale. 'Signor Bianchi, non è bene giocare con queste cose' dico, mentre rovescio l'altare sacrificale. Si sono nascosti in quell'armadio lungo il corridoio. Li vedo attraverso l'anta, tremano entrambi, un coltello in mano per l'ultima disperata difesa. Mi fermo di fronte al 'Signor Bianchi, cosa pensa di fare con quel coltello?'. Apro l'anta, e non è piu' il Gio della scogliera che il signor Bianchi si trova di fronte. 'Signor Bianchi, sua moglie è spaventata, la porti via'.

Come al solito risparmio i malfattori.

Il secondo sogno è bellissimo: sono nella nostra casetta di montagna, dove da ragazzo sono stato qualche volta con i miei amici dell'università. L'amico di Ludovico Van suona al campanello. Mi veniva spesso a trovare a Milano, dove abitavo al terzo piano. Lui, atletico e indistruttibile, era alla porta immediatamente, mangiava le scale a velocissime falcate. E' cosi anche adesso: apro la porta.
Recentemente ha avuto un figlio: ci abbracciamo fraternamente, sono davvero felice.

Tutto qui.

3 comments:

  1. Ciao Gio,
    orpo che sogno, il primo!
    Mi sarebbe piaciuto che tu avessi messo in fuga i cani, e pappato i padroni!...
    Ma ai sogni non si comanda, nemmeno ai propri... ;)

    Bello il secondo!
    :)

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  2. Ti è mai capitato di sognare con la colonna sonora? :)

    Caro Gio, mai prestare un libro!
    A me invece il genere piace molto e da sempre. Questa lettura mi manca.Sembra molto interessante.Lo segno subito!

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  3. Caro Milo, sono un vero amante dei cani, ma quelli non erano normali, erano indemoniati ;-) Inoltre sicuramente nel sogno ho risentito di un passo del racconto di Mari.

    Cara Guernica, non ricordo suoni particolari nelle mie avventure oniriche ;-) Ti consiglio davvero questo libricino, specialmente se ami il piccolo Giacomino Leopardi.

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