Tuesday, 18 August 2009

Strana cosa l'ironia

L'anno scorso Karl ha preso una vecchia Suzuki da turismo, un bicilindrico non troppo sportivo, ma assai generoso. La sua prima moto, dopo anni di Vespa. Io già da tempo avevo ripreso a guidare, e spesso parlavo delle mie scampagnate in montagna - la prima volta che capitai a Grimsel, quasi per caso e senza equipaggiamento, quella volta che tornai in Italia partendo all'alba passando per il Lucomagno e così via. Era forse luglio, i passi ormai erano tutti aperti, e Karl mi chiese di potermi accompagnare in montagna - voleva provare l'ebrezza di una guida impegnata e fare qualche foto. Accettai di buon grado, per quanto sia un dannato egoista e ami molto i miei ritmi illogici e non voglia d'altra parte mai imporli a nessuno. Non ero stato ancora sul Susten Pass, ma mi sembrava un'ottima idea: un passo tranquillo stando all'opinione di un nostro collega - certo, lontano dalla città, ma in autostrada si arriva a Wassen in meno di due ore. Facciamo una breve pausa a Wassen e decidiamo di dividerci - ognuno sarebbe salito con il suo ritmo. Karl soprattutto, voleva fare qualche foto. In breve arrivo dunque in cima, parcheggio nel grande spiazzo in fronte al rifugio e mi fermo a guardare le moto che sfrecciano e quelle parcheggiate, pensando che Karl sarebbe arrivato subito, e che poi assieme avremmo potuto fare due passi e goderci il panorama. La mia attenzione è d'un tratto catturata da due enormi BWV da turismo che parcheggiano a pochi metri di distanza da me - piloti e passeggeri, in tutto sono quattro persone. Si levano il casco, si stiracchiano le braccia stando sui loro grossi mezzi. Li sento confabulare in italiano frasi come ...
' .... eh, ma che bello!'
'.... è stato un viaggio lunghissimo, ma ne è valsa la pena'.
Accento direi veneto, viaggio in vero lunghissimo.
Mi avvicino gioviale - tuta, giacca, stivali, guanti - per salutarli - la cordialità tra motociclisti è piuttosto comune, che ci si trovi in montagna o al riparo da un diluvio a una stazione di benzina.
Senza guardarmi in viso, uno dei piloti dice
'Ehy, guarda quel tizio che si avvicina com'è magro!'
La passeggera, forse estasiata dal panorama più che da me stesso, non era però attento, e replica
'Come scusa?'
Il pilota dunque rincara
'Guarda il tizio che abbiamo di fronte, è magrissimo!'.
Sfoderando il mio sorriso, che già ho avuto modo di collaudare con successo tante volte, dico con innocenza e voglia di ridere assieme:
'Si, e soprattutto parlo italiano!'.
Gelo.
Frase di circostanza.
'Ah, si, bello'.
Si rimettono il casco.
Frizione, prima e via.
Se ne sono andati.
Nonostante il lungo viaggio, nonostante la maestosità del luogo.

Strana cosa l'ironia, vero?
Io volevo ridere con loro, di me.

Dove ho sbagliato?

Però c'è stato poi un risolvolto molto positivo a questa vicenda che forse scriverò un'altra volta.

PS: la foto non arriva da li, l'ho fatta durante un'altra gita.

2 comments:

  1. A volte la gente può essere davvero strana e odiosa... e meno male che dopo c'è stato un risvolto positivo, perché soltanto leggendo mi è venuta una rabbia... figuriamoci se fossi stata al posto tuo!

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  2. Bambini Selene, solo dei piccoli bambini.
    Ciao :-)

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