Thursday, 27 August 2009

La vita di Gio - Seconda parte: la sporcizia

Un altro episodio della mia giovinezza.

1988, il mio primo intervento. Altre volte dirò delle cause e dei problemi che riguardano questi anni della mia vita, ora vi voglio solo narrare un episodio, un episodio che dovrebbe farci riflettere sulla 'sporcizia dell'anima'.

Ai tempi, che volete farci, per quanto incuriosito dall'Enciclopedia delle Domande e delle Risposte di cui ho detto giorni fa, ancora non ero in grado, avevo 9-10 anni, di portare avanti una discussione teologica con un adulto.

Mia madre, o le sue sorelle, passavano con me intere giornate, ma di tanto in tanto restavo solo.

Ho ancora ben presente la scalcinata sedia a sdraio sulla quale hai passato tante ore piene di preoccupazioni cara madre mia!

Quel pomeriggio dunque ero solo nella mia stanza, una singola per i bimbi più malati.

Non deve mancare il conforto di un ministro di culto per chi, da credente, si trova in una situazione di dolore. Nei miei varii ricoveri, ho avuto diverse volte, da bambino ingenuoe da adulto ateo, occasioni di incontrare sacerdoti o suore.

Non tutti gli incontri sono stati antipatici: ad esempio, ho trovato un sorriso di compassione vera in una suora, pochi anni fa, in rianimazione, per quanto a una sua precisa domanda, le avessi detto che 'mi spiace, no, non sono religioso'.

Quel pomeriggio però ho avuto il primo, e peggiore, incontro, con un pretino in cerca di anime da purgare.

Entra educatamente e inizia a parlare del più e del meno. Si interessa della mia età, delle mie esperienze di catechismo. A quell'età si è già fatta la prima comunione, e quindi ci si è già confessati.
"Quando ti sei confessato l'ultima volta?'
Non ne ho idea. Da quanto sono in ospedale? 2 mesi? Sicuramente non mi confesso da prima che venissi qui dentro ...
"Due mesi? Male! Ma lo sai che la tua anima è come una stanza? E se non pulisci la stanza, la stanza si riempe di sporcizia, polvere e ragnatele'.
Oh santi numi ... la mia anima è sporca?!
A quel punto se ne andò, promettendomi che sarebbe tornato.
Mia madre torna e mi trova un po' scosso.
Le chiedo se la mia anima sia davvero sporca.
Andò a finire che venne il 'Don' (lo stesso dell'altro racconto) e ci pensò lui a farmi capire un po' di cose.

4 comments:

  1. Ma lo sai che la tua anima è come una stanza? E se non pulisci la stanza, la stanza si riempe di sporcizia, polvere e ragnatele'.
    Oh santi numi ... la mia anima è sporca?!


    Non credo che l'ateismo si possa misurare, ma io mi sono messo a guardare la mia stanza.
    E' sporca.

    Buona giornata

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  2. Quando siamo adolescenti, e tendiamo e tentiamo di sottrarci all'autorità e controllo dei genitori, a volte di proposito facciamo qualcosa che perfino intimamente riteniamo 'iniquo' per mettere alla prova la nostra libertà. Da adulti, quando ormai siamo liberi, e abbiamo scoperto che la libertà tanto agognata, e amata, ci può lasciare soli, cerchiamo forse negli altri uno sguardo severo nel quale riconoscere un'autorità presso la quale ristorare i nostri dubbi e le nostre paure.

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  3. Ognuno è diverso. Ognuno ha la sua storia.
    Io rimpiango la libertà che ho avuto da bambino, o almeno quella che ho avuto mi bastava. Forse l'unica affermazione di libertà, ma è meglio dire ribellione, è stato quando compiuti i 18 anni sono andato in segreteria a scuola per ottenere l'esonero da religione. Non che venga da una famiglia di bacchettoni ma, sai come possono essere apprensivi i genitori, credevano che mettersi contro i preti nell'anno della maturità non fosse una scelta furba. Una bella sequela d'insulti in casa me la sono presa.
    Ma io non li sopportavo più gli insegnanti di religione. L'unica volta che ho mancato di rispetto, coscientemente e volontariamente, ad una persona è stato con uno di loro. Un insopportabile e saccente ciellino.
    Crescendo quella libertà, quella sensazione di libertà, l'ho persa.
    Musica di sottofondo "another brick in the wall".
    Buona settimana

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  4. Ho frequentato le scuole media presso un istituto di Cielle ...
    Ai tempi ero un ragazzino veramente in condizioni miserevoli: debole, malaticcio, sofferente.
    Da questo punto di vista per cosi' dire privilegiato, ho potuto 'apprezzare' la freddezza di quella gente cosi' piena di vangelo da averne vomitato ogni senso non artefatto.

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