Thursday, 27 August 2009

La vita di Gio - Prima parte

Racconterò un po' della mia vita.

Episodi scelti a caso dalla cronologia incoerente si avvicenderanno in queste pagine.

Avevo quattordici anni.

Era appena finito l'anno scolastico - e io mi ero ricoverato per un nuovo intervento alla schiena. Non ne potevo più, soffrivo, e di giorno era un continuo mettersi e togliersi il corsetto, allentare o forzare le spinte, e poi sdraiarsi sul letto, e appoggiarsi al tavolo con il busto per poter respirare un po' meglio.

'Non lasciare il corsetto sul letto'. Non ho mai capito cosa intendesse mia madre con quelle parole, quei mezzi rimproveri: aveva forse pudore del mio stato? A volte le sue parole mi hanno spiazzato totalmente ... ma forse, come quando mio padre mi umiliava dicendomi di 'non fare il frignone', l'obbiettivo era quello, nobilissimo, di indurire il mio cuore, per non farmi sentire nulla di me stesso, e conseguentemente nulla del tutto.

Tralascio molti particolari, e molte immagini che forse racconterò un'altra volta.

La mia professoressa di lettere, una ragazza magnifica che non avrei più dimenticato, aveva organizzato una visita in ospedale prima dell'intervento.
Non è di questo che voglio dire, ma solo di un particolare, che mi rubò l'anima.

Finita la visita, i miei compagni se ne andarono, quasi tutti prendendo l'ascensore, a parte due mie compagne. 'Noi prendiamo le scale'.

In quell'istante provai una nostalgia infinita per la loro libertà di correre su quelle scale sconosciute, per l'emozione che mi immaginavo le avrebbe accompagnate quando si sarebbero sentite, giocosamente, perse, e poi finalmente ritrovate.

Di li a pochi giorni, avrei sbriciolato i Savoiardi della zia sul parapetto, e gli uccelletti del cielo, venendo a cibarsi dalla mani di un piccolo ragazzo malato, avrebbero ispirato le parole tenerissime di un sacerdote che m'avevo visto bambino.

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