Thursday, 27 August 2009

Il silenzio

Ho ritrovato finalmente su internet alcuni spezzoni dello sceneggiato di Rossi dell'Odissea degli anni '60.
L'avevo visto da bambino, e le immagini di quelle divinità di pietra, 'nella sonnolenza del meriggio' direi ora, le voci
ipnotiche e martellanti delle sirene e altri piccoli frammenti mi sono rimasti in testa per tanti anni.
Di qualcosa pero' mi ero dimenticato - rivedendolo sono rimasto molto colpito.
Ulisse finalmente riesce ad abbandonare Calipso, la semi-divinità che era giunta a promettergli l'immortalità in cambio della propria anima. Naufraga quindi sull'isola dei Feaci, dove viene soccorso da Nausicaa. La giovine è sedotta da quest'uomo misterioso che nasconde nella propria mente i ricordi tremendi di una lunga guerra. Ulisse è uno di quegli uomini, per dirla alla Yourcenar, che si adopera per nascondere i propri segreti. Crolla pero' quando un vecchio superstite del sacco di Troia fa rivivere a Ulisse i momenti tragici dell'ultima notte di battaglia, e i crimini terribili da lui commessi che ora lo portano a prorompere in pianto.
Ulisse torna quindi con la mente al suo lungo viaggio, a Calispo e alla sua prigonia, e al dono dell'immortalità che rifiuto'.
Nausicaa chiede 'Cosa significa essere immortali?'.
La risposta di Ulisse è straordinaria.
'Essere immortali forse significa dimenticarsi degli altri, ed essere dagli altri dimenticati.'

Mi sono interrogato spesso, negli anni, del silenzio che ha seguito a volte una mia lettera, o delle mie parole,
perfino gesti.

Indifferenza, o incapacità, tenerissima, di rispondere?
Per anni ho pensato a queste come le possibili risposte a questo dilemma - che sciocco.
Mi sarei dovuto preoccupare piu' delle volte che ho avuto risposta in verità.
Time Danaos, etiam donas ferentes! (imperativo suona meglio).

Il silenzio è la risposta - e di questo silenzio finalmente ti sono grato, anche se non credo sia il dono dell'immortalità di Ulisse.

PS: so bene che c'è un errore cronologico, ma questo è quello che la mia memoria ha partorito.

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